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Il modo di giocare esprime il mondo interiore dei più piccoli. Come gioca il tuo bambino?

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Ricordo molto bene che mio figlio Andrea ha avuto un amico immaginario di nome Max per qualche tempo. La comparsa di Max è coincisa con un trasloco, non solo di casa ma anche di paese, che lo ha visto costretto a rinunciare alla vicinanza di alcuni amichetti a cui era molto legato e ai nonni che vedeva giornalmente. Sempre nello stesso periodo nasceva la sorellina, dopo otto anni in cui felicemente viveva la condizione di figlio unico. Max è stato con noi qualche mese. Andrea era consapevole che fosse il prodotto della sua fantasia, ma ne aveva bisogno: lo tranquillizzava, gli faceva compagnia nella casa nuova e nel paese dove ancora non conosceva nessuno. Ringrazio Max per avere aiutato mio figlio in un momento tanto delicato della sua vita!

Poi ci può essere il bambino che non gioca o gioca troppo poco. È un’eventualità che indica inibizione, la quale si può manifestare con modalità diverse e con diverse intensità fino ad arrivare al rifiuto assoluto del gioco. Ci possono essere anche delle forme di rifiuto o resistenza per alcuni tipi di gioco, come per esempio quelli di movimento o bambini che giocano solo se stimolati da altri o ancora fanciulli che preferiscono giochi con regole fisse o vogliono giocare in maniera estremamente ripetitiva solo alcune attività.

In genere questi sono soggetti iper-controllati nelle loro funzioni, iper-adattati all’ambiente esterno (i classici “bravi bambini”). In realtà sono ragazzini che mancano di contatto con le proprie emozioni ed hanno una fantasia limitata, anche se spesso sono molto maturi sul piano intellettivo e si impegnano molto nello studio.

Può essere che alla base ci sia una mancata strutturazione della fiducia in sé, per cui il soggetto si adegua in maniera eccessiva all’ambiente esterno per essere accettato.

Poi ci sono i giocatori irrequieti, che non vanno confusi con quelli motori. Sono bambini che ricercano un ritmo del gioco sempre frenetico, si eccitano compulsivamente giocando, ma senza provare un vero piacere, tant’è che abbandonano l’attività senza portarla a compimento. Risultano essere bambini iperattivi, che nascondono una grossa dose di ansia che cercano di dominare con una costante azione non finalizzata. Cercano continuamente rassicurazione e contenimento da parte degli adulti, anche provocando punizioni. Possono presentare che disturbi del sonno.

Infine ci sono i giochi aggressivi, che sono giochi bellici con le armi. Servono ad elaborare un’aggressività subìta, alleggeriscono le tensioni interne, compensano sensazioni di debolezza, del tipo “non ci riesco”, “non sono capace”. Questo tipo di gioco può avere anche una funzione terapeutica, perché svolge un ruolo catartico, liberatorio. Permette ai bambini di vivere la propria aggressività “per finta”.

L’aggressività è una condizione che appartiene a tutti e deve trovare un modo socialmente accettabile per esprimersi, senza essere negata. Giocare con delle armi finte rappresenta la capacità di difendersi, anche da sé, per cui è positivo. Ricordo una mamma, che durante un mio incontro sul gioco, affermò di negare al figlio la possibilità di giocare con delle pistole giocattolo che lui tanto desiderava, per timore che sviluppassero la sua aggressività. In quella occasione l’avevo consigliata di lasciare vivere a suo figlio le pulsioni aggressive per permettergli di liberarsene, inibire non può mai essere una soluzione, in nessun caso e per nessun gioco.

L’aggressività agita attraverso il gioco può diventare un campanello d’allarme solo quando è distruttiva, scarsamente controllata ed eccessivamente ripetitiva. In questo caso allora è bene interrogarsi sul disagio intrapsichico che riguarda il bambino, spesso “vittima” di un ambiente iperprotettivo o eccessivamente formale.

Il gioco in definitiva può assolvere anche la funzione di importante punto di osservazione su quello che risulta essere il mondo interiore del bambino nel momento. Non ci si deve allarmare, impedendo al proprio figlio di giocare, ma interrogarsi sulla situazione che la famiglia vive ed adottare tutti gli accorgimenti necessari per superare insieme ansie, frustrazioni e cambiamenti.

 

FONTE: http://www.bambinonaturale.it/2016/11/il-modo-di-giocare-esprime-il-mondo-interiore-dei-piu-piccoli-come-gioca-il-tuo-bambino/

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